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Più grande la domanda di mutui, ma più piccolo l’importo richiesto

24/02/2016 in “Analisi mercato mutui

domanda mutui, importo mutui, tassiAnche a gennaio 2016 si conferma il trend positivo della domanda di mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane, intendendo con 'domanda' tutte le richieste formali presentate agli Istituti di credito e non semplici preventivi o interrogazioni online.

CRIF rileva un dato del +48,6% rispetto allo stesso mese del 2015, che già a sua volta si era caratterizzato per un significativo incremento, ed evidenzia inoltre come in compenso l’importo medio richiesto continui a contrarsi toccando il minimo storico da quando EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie ha iniziato a rilevare in modo sistematico la dinamica della domanda.

Le domande di mutuo continuano ininterrottamente da oltre due anni il progressivo recupero verso i volumi pre-crisi, sostenuto anche dalle numerose richieste di surroga stimolate dalle indubbiamente appetibili condizioni offerte sul mercato.

L’Osservatorio Mutui del Gruppo MutuiOnline ha evidenziato come in questo periodo il 48,4%  delle richieste ha come oggetto la sostituzione e surroga del mutuo, mentre il 39,6% delle richieste riguarda il mutuo per l’acquisto della prima casa.
Analizzando le domanda in base al tasso richiesto, in netto aumento è il tasso fisso con il 59,9%, mentre il 33,7% fa riferimento al variabile.

MutuiOnline mostra come lo scenario sia molto cambiato rispetto a dieci anni fa. Nel primo semestre del 2006 le rinegoziazioni del mutuo con un’altra banca, per ottenere tassi di interesse più vantaggiosi, rappresentavano appena il 7,1% del totale dei mutui per l’acquisto della casa. Nel 2016, invece, l’abbassamento dei tassi di interesse ha spinto le famiglie a scegliere con decisione per il mutuo a tasso fisso invece che per quello a tasso variabile. Dieci anni fa il variabile rappresentava il 57,2% dei prestiti e ora è richiesto per appena nel 33,7% per cento dei casi. Gli istituti di credito continuano a finanziare in genere tra il 70% e l’80% del costo dell’immobile.

Se prendiamo in considerazione le variazioni percentuali su anno precedente relative al numero delle domande di mutui raccolte dagli istituti di credito e contribuite in EURISC emerge una diminuzione che parte nel 2009 con un +7,1% fino al picco più basso toccato nel 2012 con un -41,8%. Da lì la rimonta che vede nel 2013 un -3,6% e nel 2015 un +53,3%. Le variazioni sono indicate in valori ponderati, cioè al netto dell’effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi.

Per quanto riguarda l’importo medio dei mutui richiesti, il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie fa notare che se da un lato la domanda continua a mantenersi vivace, anche nel mese di gennaio appena concluso, va segnalata una flessione che si ferma a soli 120.144 euro contro i 125.918 Euro del primo mese del 2015 e ben al di sotto degli oltre 138.500 euro registrati a inizio 2010.

La progressiva riduzione del valore dei mutui richiesti riflette da un lato la consolidata tendenza da parte delle famiglie a privilegiare soluzioni in cui il peso della rata incida il meno possibile sul reddito disponibile, dall’altro le favorevoli condizioni di acquisto degli immobili disponibili sul mercato, senza però dimenticare la crescente incidenza delle surroghe, che per natura si caratterizzano per un importo più contenuto rispetto ai nuovi mutui.

MutuiOnline è sulla stessa linea, indicando come importo medio richiesto 126.235 euro. Dall’analisi della richiesta mutui per classi d’importo emerge che il 9,6% delle domande necessita di una somma maggiore 200mila euro, il 14,6% fra 150 e 200mila, il 30,5% fra 100 e 150mila e il 7,4% fino a 50mila. La percentuale più alta delle domande pari al 37,9% chiede un mutuo per un importo fra 50 e 100mila euro.
 
In riferimento alle classi di durata, a conferma della cautela delle famiglie italiane, il Barometro CRIF rileva la prevalenza di richieste di mutui concentrate nelle classi di durata superiori ai 15 anni, che complessivamente assorbono il 66,2% del totale. Il valore minimo dell' 1,3% è attribuito alla classe fino a 5 anni, il massimo alla classe 15-20 anni e corrisponde al 23,2%.
Dati affini emergono dall’Osservatorio Mutui di MutuiOnline, più nel dettaglio vediamo che nel primo trimestre di quest’anno la percentuale più alta del 25,1% fa riferimento alla richiesta di mutui per 30-40 anni. A brevissima distanza col 24,9% abbiamo le domande per 20 anni di mutuo. A seguire con il 20,2% mutui ipotecari della durata di 25 anni, con il 18,2% a 15 anni e infine la percentuale più bassa dell’11,5% è riferita a quelli fino a 10 anni.

Osservando invece la distribuzione della domanda di mutui per classi di età del richiedente, a gennaio 2016 CRIF osserva ancora una volta una maggior concentrazione nella classe di età compresa tra i 35 e i 44 anni, con una quota pari al 36,4% del totale, sostanzialmente in linea con lo stesso periodo del 2015. Come prevedibile, complessivamente quasi 2/3 delle richieste sono state presentate da under 44.
MutuiOnline riporta una percentuale un po’ più alta per la fascia di età dai 36 ai 45 anni, che corrisponde al 45,4%. A molta distanza, con il 26,4% la classe di età fra i 26 e i 35 anni, subito seguita da quella fra i 46 e i 55 con il 19,6%. Percentuali nettamente più basse per gli over 55 anni con il 6,6% e per i giovani fino a 25 anni con un comprensibilissimo 2,0%. Tutti i dati di quest’anno non si discostano molto dalle rilevazioni del precedente.

Se paragoniamo le percentuali di coloro che oggi ottengono un mutuo rispetto a quelli che lo hanno acquisito dieci anni fa dell’Osservatorio Mutui, notiamo come questa sia la percentuale che in assoluto ha subito maggiori variazioni. Nel primo semestre del 2006 il 43,3% dei beneficiari faceva parte della classe di età fra i 26 e i 35 anni, mentre nel 2016 rappresentano solo il 26,8%.

Oggi sulla base dei dati è possibile affermare che il 47,9% dei mutui immobiliari è concesso a coloro che hanno tra i 36 e i 45 anni, prevalentemente con un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di almeno 1.500 euro netti al mese.

A cura di Orsola Mallozzi
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