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Mutui: il fascino del tasso fisso

12/01/2016 in “MutuiOnline informa

tasso fisso

Tira le somme di un anno importante per i finanziamenti all’acquisto della casa anche l’Associazione Bancaria Italiana, che nella sua indagine su un campione di banche pari all’80% degli istituti operanti su territorio italiano, rileva valori quasi raddoppiati rispetto al 2014.

Più 97,4% è infatti l’incremento registrato nei primi 11 mesi dell’anno appena trascorso rispetto a quello precedente: 44,340 miliardi di euro di finanziamenti erogati da gennaio a novembre, quasi il doppio rispetto ai 22,465 miliardi concessi nello stesso periodo del 2014. Una ripresa inaspettata, superiore non solo al dato dello stesso periodo del 2013, quando l’ammontare totale dell’erogato si era fermato a 17,123 miliardi di euro, ma di gran lunga anche a quello del 2012, che aveva registrato per i primi 11 mesi un valore pari a 18,794 miliardi di euro.

Interessante l’analisi dell’ISTAT, che nel suo rapporto mensile sui finanziamenti erogati nel terzo trimestre dell’anno appena passato sottolinea una ripartizione geografica molto precisa. La crescita di mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca è stata infatti forte in tutte le aree geografiche, ma ha registrato percentuali sopra la media al Sud con +37,5%, nelle Isole con +30,3% e infine al Centro con un +29,9%.

Si conferma ancora per i primi undici mesi del 2015 l’incidenza delle surroghe, che hanno trainato il mercato dei mutui rappresentando quasi un terzo dell’erogato, circa il 32% sul totale.

Tuttavia il 2015 sarà ricordato non solo per la quantità di surroghe concesse, ma anche per la questione dei tassi di interesse: mai come in questo anno il fascino del tasso fisso ha condizionato le scelte degli italiani che nel 65% dei casi ha ottenuto un finanziamento di questo tipo. Una percentuale incredibile, se si pensa che solo l’anno precedente le erogazioni avevano visto meno del 25% dei mutui stipulati allo stesso tasso.

Per contro, scende la percentuale di preferenze per il tasso variabile, seppure mai conveniente come in questo periodo. Il 43,7% delle nuove erogazioni sono avvenute con questo tipo di tasso, giovando dell’indice Euribor al di sotto della soglia positiva. 

Il costo del tasso variabile rimane infatti di gran lunga inferiore rispetto all’alternativa: l’1,6% contro un fisso che parte dal 2,2% quando sussistano le condizioni più favorevoli di un mutuo, vale a dire un valore pari al 50% di quello della casa, e arriva fino al 3% nel caso di un loan-to-value pari all’80%.

Non trascurabile è il valore di sicurezza che il tasso fisso occupa nell’immaginario collettivo e nella cultura del nostro Paese, ma c’è da tenere conto che la sua convenienza in futuro sarà strettamente legata all’andamento dell’inflazione: risulterà estremamente conveniente solo in caso l’inflazione si normalizzi. Nel caso invece in cui dovesse rimanere bassa o con valori vicini allo zero, ad avvantaggiarsene sarà il tasso variabile che risulterà di gran lunga più conveniente, soprattutto nei primi anni quando la quota di interessi delle rate del finanziamento è più alta rispetto alla quota capitale.

A cura di Paola Campanelli
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