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Mutuo: quando è davvero conveniente?

15/03/2017 in “MutuiOnline informa

Oggi chi si appresta a richiedere un finanziamento per acquistare casa è letteramente bombardato di offerte. Le banche fanno a gara ad accaparrarsi clienti con proposte sempre più competitive. Ottenere il mutuo migliore significa in primo luogo sapere che contratto si sta stipulando. Non basta aver individuato la rata più bassa, ma vanno valutati diversi parametri.

Partiamo da un dato positivo: gli italiani sono molto sensibili al tema dell’affidabilità creditizia.

In una ricerca Crif condotta da Nomisma e pubblicata lo scorso novembre, è stato coinvolto un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 70, con l’obiettivo di misurare il livello di conoscenza della valutazione del merito creditizio.

Secondo l’analisi, l’84% degli italiani è consapevole che gli istituti di credito richiedono un’affidabilità creditizia per erogare un mutuo e che effettuano verifiche per capire la solvibilità del cliente. 

Si tratta di un primo passo verso un’educazione finanziaria diffusa, che favorisca la consapevolezza dei consumatori verso tutte le informazioni legate al mondo del credito.

Tornando alla scelta del mutuo, ci sono diversi indicatori che aiutano a capire se il prodotto che ci interessa è davvero conveniente, indipendentemente dalla tipologia di tasso, che può essere fisso, variabile o misto.

Il valore del tasso applicato dalla banca è dato dalla somma di ‘spread’ e valori dei rispettivi indici di riferimento (Eurirs per il fisso e ed Euribor per il variabile).

Volendo andare più in dettaglio, è possibile fare riferimento al Glossario di MutuiOnline.it, dove trovate le definizioni specifiche per le voci precedentemente menzionate.

In generale, possiamo affermare che lo spread è una maggiorazione sul tasso di interesse base e, di fatto, costituisce il guadagno della banca. Questa percentuale resta fissa per tutta la durata del finanziamento, per cui più è basso il valore dello spread, più contenuta sarà la rata.

Di solito lo spread è collegato al rischio: per cui maggiori sono le garanzie offerte alla banca più bassa la percentuale applicata. Lo spread, sommato al tasso di riferimento base, costituisce il Tan (Tasso annuo nominale), cioè il tasso che permette di calcolare gli interessi delle rate.

Per avere una panoramica completa del costo totale del finanziamento è però necessario conoscere il Taeg, che somma al Tan le altre spese incluse nel mutuo, come istruttoria, spese di gestione e incasso e quant’altro previsto. 

Negli Strumenti di Calcolo messi a disposizione da MutuiOnline.it trovate una pagina specifica dedicata al calcolo dei Taeg: attraverso le simulazioni potrete individuare le soluzioni di mutuo più adatte alle proprie esigenze.

Tasso fisso, variabile o misto? Ecco l’altra grande incognita da affrontare. Nel recente approfondimento "Perchè il tasso fisso è ancora conveniente", abbiamo evidenziato come questa tipologia di finanziamento, nonostante i tassi ricomincino a salire, sia ancora attualmente tra le preferite dai consumatori, che apprezzano la garanzia di una rata costante nel tempo.

Buone notizie per chi si sta orientando al tasso variabile. Sempre stando all’articolo precedentemente menzionato, secondo le previsioni del Liffe di Londra, l’Euribor tornerà a valori positivi non prima del 2019 e all’1% non prima del 2022. Anche arrivato a questi livelli, si manterrà ugualmente più vantaggioso rispetto a un tasso fisso, già oggi all’1,32%.

Infine, lo ricordiamo, esiste la possibilità di richiedere prodotti a tasso misto, una tipologia di finanziamenti un po’ meno nota, di cui abbiamo parlato nella news "L'alternativa al fisso e al variabile: il tasso misto". I mutui di questo tipo prevedono una componente fissa di tasso e una variabile, oltre a una o più scadenze (due, cinque o dieci anni) al termine delle quali è possibile rinegoziare le condizioni iniziali.

Nel caso infatti di un mutuo di durata relativamente breve, supponiamo 10-15 anni, si può approfittare delle condizioni favorevoli del tasso variabile con l’Euribor che rimarrà probabilmente molto basso ancora qualche anno e in seguito assicurarsi un tasso fisso per la parte che riguarda il rimborso del capitale.

A cura di Alessia De Falco
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